di Rosaria Sonia Petrosino
in “Insegnare urbanistica”, Fiorentino & New Technology, Napoli, 2001
Negli ultimi decenni il dibattito psicologico e sociologico sui bisogni dell’uomo, pur mantenendo in prospettiva gli aspetti etici, economici e politici, ha evidenziato soprattutto i connotati pragmatici dell’agire sociale dell’individuo, che riflettono il soddisfacimento di bisogni derivanti dall’ambiente e dai condizionamenti che esso produce.
Ambiente e consumi rappresentano infatti le coordinate entro le quali principalmente si esplica l’attività umana e la ricerca del benessere individuale. La molla dei consumi è la produzione e l’ambiente è il luogo della produzione, lo spazio in cui l’uomo esplicita la sua funzione di produttore e consumatore, l’ ”environment” in cui egli concentra interessi e aspirazioni.
La psicologia ambientale è la scienza che, studiando il comportamento umano, analizza i pensieri e gli affetti che lo muovono in rapporto appunto con l’influenza degli stimoli esterni e con l’obiettivo di conseguire il più alto grado possibile di benessere7.
Il suo sviluppo è stato finora parallelo al progredire della coscienza ambientale. Il suo scopo è quello di chiarire le componenti psicologiche, riferite alla ricerca del benessere e al soddisfacimento dei bisogni, nel contesto dei problemi ambientali mondiali.
I suoi originari filoni d’indagine hanno riguardato la psicologia architettonica (valutazione degli edifici per adeguarli alle necessità degli utenti/fruitori), di scuola inglese, e la geografia comportamentale (rapporto tra ambiente fisico/architettonico e comportamento umano), di scuola americana. Ma negli ultimi anni ha finito per prevalere l’orientamento psico-sociale focalizzato sul concetto di luogo, inteso nel senso molare di “costrutto”, cioè come spazio di esperienza ambientale in cui convergono attività pratiche, caratteristiche fisiche e rappresentazioni cognitive e affettive.
Vari e molteplici sono dunque gli ambiti d’indagine della psicologia ambientale : dalla casa ai luoghi di lavoro, a quelli di studio, di ricerca, di svago, ai luoghi della città, del quartiere, del comprensorio, fino alle grandi concentrazioni o suddivisioni regionali o nazionali. E vasta è, di conseguenza, la gamma di interconnessioni possibili con altre discipline che si occupano di assetto e di sviluppo territoriale e ambientale. Discende da ciò che l’ottica da applicare alla psicologia ambientale è di per sé un’ottica interdisciplinare che deve necessariamente seguire una visione dinamica della relazione uomo – ambiente e del concetto di spazio vitale.
I temi principali dello studio dell’ambiente sono:
la valutazione cognitiva e affettiva dell’ambiente in senso obiettivo (le qualità affettive dell’ambiente) e in senso soggettivo (quanto l’ambiente favorisce il conseguimento dei nostri progetti);
la formazione di mappe cognitive, cioè la possibilità di utilizzare dei modelli spaziali in senso generale e individuale;
i comportamenti relativi allo spazio personale, alla territorialità e alla privacy;
lo stress ambientale, individuando sia i fattori di stress che quelli capaci di mediare le nostre reazioni allo stress.
I campi d’indagine delle ricerche applicative della disciplina sono essenzialmente due:
gli ambienti costruiti (residenze, luoghi di studio, di lavoro, sport, cura, detenzione);
il rapporto tra ambiente e comunità (lo stress provocato dall’inquinamento, l’atteggiamento verso l’ambiente, la difesa e conservazione dell’ambiente, il contributo dell’ambiente alla prevenzione dei comportamenti antisociali).
Con le categorie e gli schemi applicativi della psicologia ambientale ci muoviamo, in fondo, verso una più rigorosa costruzione sociale della realtà. Anche gli elementi che si definiscono naturali, come i monti, i fiumi, le valli, i boschi, elementi che di solito si contrappongono a quelli artificiali, prodotti dall’uomo, esistono infatti perché interpretati, “costruiti” dall’uomo. E’ l’individuo che li “forma“ e li rappresenta all’interno del contesto sociale in cui vive. Si verifica, insomma, la funzione che Moscovici 8 assegna ad ogni rappresentazione sociale, e cioè “consentire agli individui di orientarsi e di padroneggiare il proprio mondo materiale e facilitare la comunicazione tra i membri della comunità fornendo un codice per denominare e classificare“.
Uno degli aspetti cognitivi della relazione uomo-ambiente è dato dalla percezione, processo in cui assume un peso rilevantissimo l’interazione tra il soggetto e l’ambiente stesso, dai dati fisici più semplici ed immediati a quelli sociali ed affettivi.
Le principali caratteristiche della percezione ambientale sono convalidate, in dottrina, dalle due fondamentali teorie che si contrappongono sull’argomento: il cosiddetto “ modello a lente “ di Brunswik 9e la “ teoria ecologica della percezione “ di Gibson 10.
Secondo Brunswik gli stimoli ambientali, che l’autore rappresenta come raggi divergenti, passano attraverso la lente dei nostri processi percettivi, che li ricompone ordinandoli in modo generalmente diverso da quello di partenza, perché subiscono il filtro delle nostre precedenti esperienze.
A questa interpretazione, di tipo fenomenologico, si contrappone quella di carattere evoluzionistico di Gibson, secondo il quale si giunge alla conoscenza ambientale attraverso una serie di passaggi successivi alla percezione, come l’attività di selezione degli elementi e di esplorazione dell’ambiente.
E’ proprio l’itinerario suggerito e applicato da Gibson quello che più agevolmente permette la valutazione degli agenti stressanti, a cominciare dall’inquinamento, che ha un valore paradigmatico per indicare i mali e i problemi dell’ambiente in cui viviamo e, quindi, lo spettro di azione della psicologia ambientale, il cui obiettivo di fondo è il raggiungimento del benessere individuale e collettivo. Da un lato, infatti, è interesse della disciplina approfondire le relazioni dinamiche uomo – ambiente, dall’altro essa mira a specificare le indicazioni pratiche più adatte all’organizzazione e gestione ambientale. Tuttavia il passaggio dalle conoscenze scientifiche all’intervento diretto è ancora assai difficile e arduo nel nostro paese, che è pure tra i più avanzati del mondo.
Non è solo questione di informazione o di campagne a favore dell’ambiente, come hanno dimostrato tra l’altro numerose ricerche, ma soprattutto di mancanza di una vera coscienza ambientale, il cui conseguimento può derivare soltanto dall’incrocio delle conoscenze con gli imperativi morali .
Sono passati trentamila anni dall’uomo di Cro-Magnon, quando i bisogni erano solo quelli primari di alimentazione, vestiario, attività e riposo, riproduzione e culto. Da allora, e fino alla soglia del Duemila e appena oltre, i bisogni umani hanno registrato una gigantesca crescita esponenziale, nel trionfo della società dei consumi. E ciò ha comportato un vero e proprio saccheggio della terra e delle sue risorse.
7 La disciplina, che è ormai una branca autonoma della psicologia sociale, è il ramo più giovane della Psicologia. La sua nascita si colloca generalmente negli Stati Uniti, sul finire degli anni Sessanta e gli inizi di quelli Settanta .
8 Serge Moscovici è il più noto dei moderni psicologi sociali francesi. Il suo libro più famoso in Italia è “ Il fenomeno delle rappresentazioni sociali”, Il Mulino, Bologna, 1989.
9 Brunswik E. , “ Perception and the representative design of psychological experiments “, Berkeley-Los Angeles, University of California Press, 1956.
10 Gibson J.J., “The ecological approach to visual perception “, Boston, Mass., Houghton Mifflin, 1979.